“Frutta: Piemonte, Italia, Europa – Dinamiche produttive e commerciali”

A Cavour, in occasione di TuttoMele, il convegno a cura di Confagricoltura Cuneo e Confagricoltura Torino. Il valore del territorio come leva per la crescita del mercato; il ruolo essenziale di filiere che devono essere sempre più unite e sinergiche per sostenere l’export e le vendite

“Frutta: Piemonte, Italia, Europa – Dinamiche produttive e commerciali”

Il comparto frutticolo è giunto, nel nostro Paese, a un punto di svolta. Questo è quanto emerge dal convegno che si è tenuto mercoledì 8 novembre a Cavour (TO) in occasione di TuttoMele, organizzato da Confagricoltura Cuneo e Confagricoltura Torino.

Il titolo dell’evento “Frutta: Piemonte, Italia, Europa – Dinamiche produttive e commerciali” esprime il perimetro della complessità, ormai sovranazionale, del mercato, che è stata affrontata da diversi punti di vista negli interventi che si sono susseguiti.

Il quadro di riferimento: consumi in calo
Il punto di partenza della narrazione è il dato numerico: nei primi sei mesi di quest’anno i consumi ortofrutticoli sono calati del -8% in Italia (213 mila tonnellate in meno) rispetto allo stesso periodo del 2022; una diminuzione del -7% dei volumi. La spesa totale generata per l’ortofrutta nel nostro Paese è arrivata a 6,2 miliardi di euro (+1%) (fonte: CSO Italy).

Per quanto riguarda specificamente la frutta, nel semestre da gennaio a giugno è stata acquistata per un volume complessivo di 1,28 milioni di tonnellate (-10% sullo scorso anno) con il prezzo medio incrementato del +9%.

I contributi dei relatori
A Salvo Garipoli, Direttore di SG Marketing, società di consulenza specializzata in servizi di marketing agroalimentare, il compito di guidare il convegno. I lavori sono iniziati con il saluto da parte di Marco Protopapa, Assessore all’Agricoltura di Regione Piemonte, di Sergio Paschetta, Sindaco di Cavour, e con l’intervento di Enrico Allasia, Presidente di Confagricoltura Cuneo e Piemonte, che ha confermato l’essenzialità della frutticoltura per la regione, precisando la complessità del momento: “I mercati sono in forte cambiamento, vi sono player europei con i quali confrontarsi e dai quali attingere idee per nuove strategie. Le dinamiche in campo sono molte e coinvolgono dai produttori alla distribuzione, per questo auspichiamo che, ascoltando tutti gli operatori, si possano comprendere le diverse visioni e fare una sintesi, ovvero trovare un modo per fare rete tutti insieme, capendo le esigenze reciproche per valorizzare e remunerare la produzione frutticola regionale”.

Completa Tommaso Visca, Presidente di Confagricoltura Torino: “È indubbio che il produttore resta, al momento, ancora l’anello più debole della filiera, in Piemonte in particolare. Le situazioni contingenti – dalle dinamiche della crisi al post-Covid – non hanno consentito a chi produce di recuperare margini. In un contesto del genere si fa fatica a produrre, i nostri settori sono sottoposti a pressioni non semplici da gestire. Sollecitiamo che si attivi almeno un confronto e che anche la politica si faccia carico delle problematiche dell’agricoltura”.

Michele Ponso, Presidente di FNP Federazione Nazionale Frutticoltura di Confagricoltura, nel suo intervento, ha posto l’accento sull’importanza del confronto con i Paesi europei, Spagna e Polonia in particolare, ospiti internazionali del convegno: “Dobbiamo aprirci al dialogo e alla conoscenza di mercati lontani dai nostri, che però dall’Italia tanto hanno imparato e che sono riusciti a crescere rapidamente. Oggi sta a noi capire come questi player si muovono e progredire, anche a fronte di tutte le difficoltà che ben conosciamo: non dobbiamo restare indietro. Quest’anno si presenta migliore rispetto al precedente, i produttori sono meno vessati dai costi e i prezzi di vendita sono più alti: un momento propizio per aggiungere consapevolezza e conoscenza”.

Accorato l’appello di Carola Gullino, Presidente Associazione Nazionale Le Donne dell’Ortofrutta, che dopo aver ricordato che l’agricoltura sta vivendo un momento senza precedenti (per condizioni climatiche nuove, consumi in calo, alti costi di produzione), auspica un vero radicale cambiamento: “A livello di prodotti, processi, nuove tecnologie, approccio alla filiera. Intendo un vero cambio di visione, per connettere il più possibile tutti gli attori e ottenere maggiore collaborazione e giungere a una strategia comune. È necessario, a mio parere, arrivare finalmente a parlare non più di prezzo, bensì di qualità, attraverso piani di comunicazione che giungano in modo efficace al consumatore finale”. In merito alla situazione specifica dell’ortofrutta piemontese, Gullino chiede una maggiore aggregazione e strategia comune, un cappello unico per le tante OP che: “Permetta di definire un percorso comune e un marchio unico, così da aumentare il numero delle referenze per la GDO e spuntare anche un miglior prezzo”.

Le esperienze estere: Spagna e Polonia
Come accennato inizialmente, essenziale è in questo momento il confronto con gli operatori frutticoli di altri Paese europei. Proprio per arricchire le esperienze con visioni internazionali sono stati ospitati in streaming un player spagnolo, Llorenç Frigola della cooperativa Girona Fruits, che ha offerto una panoramica sulla filiera frutticola spagnola, e Miroslaw Maliszewski, Presidente dell’Associazione dei coltivatori di frutta polacchi ZSRP, che ha tracciato la storia e le attività della filiera delle pomacee.

Quanto è competitiva la filiera?
A Mario Schiano Lo Moriello, analista di mercato Ismea, è stato demandato il compito di proseguire gli interventi con un’analisi basata su dati oggettivi e di respiro internazionale. Nel suo intervento dal titolo

“La competitività della filiera frutticola italiana nel contesto internazionale turbolento”, Schiano Lo Moriello ha inizialmente presentato i numeri del settore che vede, con specifico riferimento alla frutta fresca, un calo della superficie investita di 10.500 ettari in cinque anni (-4,2% vs 2018) e una produzione pari a 5,3 milioni di tonnellate, -320 milioni di chili in 5 anni, con un valore della produzione alla fase agricola pari a 3.200 milioni di euro (+7,2 vs 2018).

Da osservare con molta attenzione le esportazioni, pari a 3 miliardi di euro, +435 milioni in 5 anni (+17%). Come già anticipato da altri relatori: “Il quadro in cui operano i frutticoltori è sempre più complesso, basti pensare al cambiamento climatico, che porta con sé nuove problematiche, come l’alterazione dei cicli biologici delle colture, danni alle produzioni sia per qualità che per quantità. Quali le possibili soluzioni? A nostro parere occorre puntare su ricerca, innovazione, comunicazione e promozione. Per raggiungere questi obiettivi occorre una aggregazione dei produttori, sia per mettere insieme il prodotto (l’offerta), le risorse finanziare e l’ingegno, che per definire strategie univoche e condivise”.

GDO e Normal Trade e il valore della frutta
Il convengo è poi proseguito con la tavola rotonda, moderata sempre da Salvo Garipoli di SG Marketing, dal titolo “Il valore della frutta per il mercato che cambia: il ruolo del territorio e le strategie di sostegno alla categoria in GDO e nel Normal Trade”.

Sono intervenuti Gianluca Cornelio Meglio, Direttore Generale di CAAT, Centro Agroalimentare Torino SCPA; Giovanni D’Alessandro, Direttore di canale Basko e Lead Director Progetto Retail Gruppo Sogegross; Fabio Ferrari, Direzione Commerciale Food Coop Italia, buyer ortofrutta.

Gianluca Cornelio Meglio ha ricordato come la valorizzazione dell’ortofrutta possa passare dai distretti, che favoriscono i localismi come momento di promozione del territorio e creazione di reti. Ha raccontato

come il CAAT non abbia solo funzioni amministrative, ma sia un vero e proprio: “Acceleratore di sviluppo per le imprese. Penso ai servizi di digitalizzazione che offriamo; penso al ruolo di facilitatore dell’export, non per altro siamo iscritti alla Chambre de Commerce Franco Italienne. Lavoriamo con altri enti per implementare un sistema di certificazione di qualità di ‘identità del territorio’ da conferire al prodotto che transita dal CAAT e viene sottoposto a verifiche. Siamo un vero ecosistema, che ci impegniamo a raccontare all’esterno, valorizzando le persone e mantenendo forte il legame con il territorio”.

Ugualmente importante il punto di vista di un altro spaccato della filiera, quello della GDO. Sogegross, nei suoi punti di vendita Basko, dedica uno spazio all’ortofrutta – a parità di superficie – superiore dell’8% a quello delle altre insegne. Parte proprio da qui la disamina di Giovanni D’Alessandro, che precisa come: “Forte sia l’attenzione da parte nostra nei confronti delle filiere dei territori, piemontese compresa. Un particolare impegno mettiamo nella costruzione delle partnership e nei confronti delle filiere ortofrutticole. Tipicamente, prediligiamo le gamme complete – ovvero numerose varietà dello stesso prodotto – quando siamo in stagione; per valorizzare i prodotti cerchiamo di raccontare direttamente in reparto le caratteristiche delle singole referenze”. D’Alessandro lascia un messaggio al mondo della produzione: “Per noi è giunto il momento della selezione delle aziende con cui collaborare; preferiamo infatti costruire un rapporto tailorizzato con poche imprese produttive che ci garantiscano però costanza nella qualità da presentare a scaffale”.

Cosa accade se i singoli attori della filiera non hanno un terreno comune su cui dibattere? Fabio Ferrari di Coop fa riferimento proprio al concetto di territorialità per raccontare come vi siano visioni diverse, a tutto svantaggio di un processo di sviluppo comune. “Da una parte – spiega – è ormai noto che il consumatore sia disposto ad acquistare e spendere di più nel momento in cui si trova di fronte a un prodotto dal posizionamento premium. Dall’altra, giustamente, gli operatori si attendono un ritorno economico maggiore. La frammentazione dei produttori non incontra le necessità della GDO, che lavora con volumi importanti. Cosa fare dunque? Come Coop abbiamo scelto di valorizzare i prodotti del territorio e quelli locali attribuendo un posizionamento medio-alto, raccontandoli e facendoli emergere a scaffale. Ogni cooperativa attribuisce un nome specifico alle referenze: ‘OrtoQui’ è per esempio il marchio collettivo scelto proprio da Coop Consorzio Nord Ovest per identificare i prodotti tipici locali, ortaggi e frutta, coltivati in Liguria, Lombardia e Piemonte. Oltre a ciò, laddove possibile, se sono presenti i volumi, si cerca sempre di valorizzare il prodotto attribuendo il marchio Fior Fiore”. Completa lasciando un messaggio che è il fil rouge dell’intero convegno: “Essenziale è che la filiera impari a fare rete”.

Per una conclusione “attiva”
Poste le sfide e le criticità del comparto, dal convegno sono emerse con chiarezza delle indicazioni per un prosieguo strategico dell’impegno di ciascun player: “Lavorare – completa Salvo Garipoli – sul miglioramento del processo produttivo e logistico; sull’innovazione varietale; sulla comunicazione al consumatore. I dati ci dicono che il cliente finale è disposto a spendere per un prodotto del territorio; che nonostante un calo nei volumi, sia propenso a mangiare più frutta e verdura anche nel fuori pasto – prova ne è l’interesse dell’industria che sta abbinando la frutta e la verdura a contesti nuovi, dall’acqua ai panificati – ecco allora che è necessario che le filiere produttive si facciano interpreti credibili di questo contesto, sempre ricordando che il mercato nel quale si trovano a competere è sempre di più globale”.

I vini Alto Adige DOC protagonisti della campagna europea.  Icona e simbolo della viticoltura altoatesina il Gewürztraminer, il “grande aromatico” apprezzato nel mondo per la sua altissima attitudine gastronomica.

“Europa, dove la qualità è di casa”: continua l’ultima annualità della campagna che promuove i prodotti a denominazione DOP, IGP e DOC.

Insieme alla Mela Alto Adige IGP, allo Speck Alto Adige IGP e al Formaggio Stelvio DOP, i Vini Alto Adige DOC sono i grandi protagonisti della campagna di promozione europea. Apprezzati in Europa e nel mondo, i vini Doc dell’Alto Adige sono noti per la loro grande qualità l’elevata versatilità, capaci di coniugare la tipicità del territorio alla grande personalità riuscendo al contempo a rappresentare il partner ideale sia con la cucina italiana che con quella internazionale

 

Con il 2021 prosegue l’ultima annualità della campagna europea “Europa, dove la qualità è di casa” delle quattro denominazioni più note dell’Alto Adige. Vini Alto Adige DOC, Formaggio Stelvio DOP, Mela Alto Adige IGP e Speck Alto Adige IGP i protagonisti. L’obiettivo è valorizzare i marchi europei che garantiscono l’origine e la qualità dei prodotti agroalimentari.

I marchi di qualità dell’Unione europea forniscono infatti ai consumatori uno strumento per orientarsi tra i prodotti alimentari e identificarne origine, qualità e sicurezza.

 

Tra i protagonisti della campagna i Vini dell’Alto Adige Doc. L’Alto Adige è infatti una delle regioni vitivinicole più piccole d’Italia, appena 5.550 ettari vitati, ma grazie alla sua particolare posizione geografica tra Nord e Sud e al suo clima mite è anche una delle più ricche di sfaccettature. La denominazione d’origine dei vini altoatesini esiste dal 1971. Oggi più del 98% dell’intera superficie vitata dell’Alto Adige è classificata DOC. Tutti i vini della zona DOC sono sottoposti a rigorosi controlli di qualità – ad esempio con una limitazione della resa massima, valori minimi di alcol e acidità e molto altro ancora. I vini dell’Alto Adige si caratterizzano per la loro estrema versatilità tanto da essere considerati dei preziosi alleati della tavola. Abbinabilità e piacevolezza sono gli altri tratti distintivi. Questo permette alle oltre 200 cantine presenti sul territorio di offrire dei prodotti eccellenti, dall’origine inconfondibile conosciuti nel mondo per la loro qualità.

Un vino considerato oggi simbolo della viticoltura altoatesina è sicuramente il  Gewürztraminer: un passato importante, un futuro tutto da scoprire e un presente che lo vede tra i vini maggiormente apprezzati dagli italiani. Riconoscibile per la sua impronta aromatica netta e intensa, il Gewürztraminer proviene da una storia che, plasmandosi sul gusto antico, lo ha voluto rotondo, morbido, possente nell’espressione aromatica e nella struttura del sorso, esaltando quella ricchezza zuccherina che tale varietà si trova da sempre in eredità.

Il suo successo si deve probabilmente alla facilità di riconoscimento di alcuni sentori, oppure a quel suo carattere estremamente godibile o, ancora, alla sua altissima attitudine gastronomica. Sono numerosi, infatti, gli abbinamenti a cui questo vino coinvolgente si presta; crostacei, molluschi e la cucina orientale per dirne alcuni. Proprio in virtù della diffusione sempre maggiore di questo tipo di cucina e di sapori, il Gewürztraminer ha davanti a sé un futuro pieno di potenzialità nell’ambito degli abbinamenti. Il lavoro che i produttori altoatesini svolgono sul Gewürztraminer e che lo contraddistingue in modo unico riguarda l’acidità, la freschezza, l’eleganza e la sua longevità.

 

Accompagnata dal messaggio “Sapori autentici e garantiti dall’origine”, dal 2018 al 2021 la campagna ha lo scopo di sensibilizzare, attraverso i 4 prodotti dell’Alto Adige gli esperti operanti nei settori del commercio e della gastronomia oltre che i consumatori, sulle garanzie fornite dai marchi di qualità europei e sul valore aggiunto che rappresentano per consumatori e produttori. I promotori della campagna sono il Consorzio Mela Alto Adige IGP, il Consorzio Formaggio Stelvio DOP, il Consorzio Tutela Speck Alto Adige IGP e il Consorzio Vini Alto Adige DOC. Il programma, co-finanziato dall’Unione europea, prevede iniziative sul mercato interno italiano e nei mercati di esportazione rappresentati da Germania, Paesi Bassi e Svezia.

Cuore della campagna sono state e saranno per questo ultimo anno le attività di informazione e degustazione dei quattro prodotti. Durante i tre anni sono infatti in programma più di 540 giorni dedicati alla degustazione dei quattro prodotti, oltre che seminari e attività di informazione al fine di permettere anche ai consumatori finali di provare il gusto unico che contraddistingue i prodotti controllati all’origine e conoscere in prima persona i benefici dei marchi europei sinonimo di qualità, sicurezza, tracciabilità, provenienza originale del prodotto e tipicità.

La campagna “Europa, dove la qualità è di casa”

 

Insieme al Consorzio Mela Alto Adige, al Consorzio Formaggio Stelvio, nonché al Consorzio Vini Alto Adige, il Consorzio Speck Alto Adige ha lanciato nel 2018 la campagna “Europa, dove la qualità è di casa”con l’obiettivo di comunicare la garanzia dell’origine e della qualità dei prodotti altoatesini. Il programma, cofinanziato dall’Unione Europea, offre attività di informazione in quattro paesi: in Italia e nei mercati di esportazione quali la Germania, l’Olanda e la Svezia. I quattro prodotti di qualità altoatesini vengono presentati come esempi eccezionali di qualità alimentare europea.

 

I prodotti di qualità dell’Alto Adige: formaggio, speck, mele e vino

Il formaggio Stelvio o Stilfser DOP è riconosciuto dall’UE come l’unico formaggio altoatesino a denominazione di origine protetta dal 2007. Questo la dice lunga sulla qualità tradizionale e sul richiamo storico alla zona d’origine: la produzione dello “Stilfser” risale infatti al 1914. È un formaggio tipico della regione e viene stagionato per almeno 60 giorni. La lavorazione del latte vaccino fresco viene effettuata nel giro di 48 ore nei masi montanari altoatesini, la maggior parte dei quali si trova a oltre 1.000 metri sul livello del mare. Lo Stelvio a marchio Mila è attualmente prodotto nello stabilimento di Brunico e nel caseificio alpino di Burgusio

La Mela Alto Adige IGP è riconosciuta dall’UE con indicazione geografica protetta dal 2005. Con 300 giorni di sole all’anno, abbondanti piogge in primavera, un’estate e un autunno generalmente miti, la regione offre le condizioni ideali per la coltivazione delle mele fino a 1.000 metri di altitudine. Questo clima unico, unito ad una coltivazione controllata, naturale ed ecologica, conferisce alla mela altoatesina la sua tipica qualità succosa e croccante. Attualmente, 13 varietà portano il marchio IGP: Braeburn, Elstar, Fuji, Gala, Golden Delicious, Granny Smith, Idared, Morgenduft, Jonagold, Pinova, Red Delicious, Topaz, Winesap.

Lo Speck Alto Adige IGP ha ottenuto l’indicazione geografica protetta nel 1996. L’accurata selezione della carne suina, nonché chiare linee guida e controlli durante la produzione rendono lo Speck Alto Adige IGP inconfondibile. Il motto dei produttori “poco sale, poco fumo e tanta aria fresca” fa parte della tradizione artigianale tramandata di generazione in generazione. Tipico dello speck altoatesino è il suo gusto piccante e leggermente affumicato – solo il miglior speck riceve il sigillo storico del marchio.

La denominazione d’origine dei vini altoatesini esiste dal 1971. Oggi più del 98% dell’intera superficie vitata dell’Alto Adige è classificata DOC. Tutti i vini della zona DOC sono sottoposti a rigorosi controlli di qualità – ad esempio con una limitazione della resa massima, valori minimi di alcol e acidità e molto altro ancora. Grazie alla sua posizione geografica e al mite clima continentale alpino, l’Alto Adige è una regione vinicola estremamente variegata con 5. ettari di vigneti. Qui crescono 20 diversi vitigni di cui circa il 64% sono bianchi e il 36% sono rossi.

 

Grande protagonista della campagna di promozione, insieme ai Vini Alto Adige DOC, alla Mela Alto Adige IGP e allo Speck Alto Adige IGP, il Formaggio Stelvio DOP. Prodotto di altissima qualità e versatilità capace di esaltare in tavola ogni piatto.

“Europa, dove la qualità è di casa”: continua l’ultima annualità della campagna che promuove i prodotti a denominazione DOP, IGP e DOC

Con il 2021 prosegue l’ultima annualità anno della campagna europea “Europa, dove la qualità è di casa” delle quattro denominazioni più note dell’Alto Adige. Formaggio Stelvio DOP, Vini Alto Adige DOC, Mela Alto Adige IGP e Speck Alto Adige IGP i protagonisti. L’obiettivo è valorizzare i marchi europei che garantiscono l’origine e la qualità dei prodotti agroalimentari.

I marchi di qualità dell’Unione europea forniscono infatti ai consumatori uno strumento per orientarsi tra i prodotti alimentari e identificarne origine, qualità e sicurezza.

Tra i protagonisti della campagna il Formaggio Stelvio DOP che ha ricevuto nel 2007, unico formaggio dell’Alto Adige, il marchio europeo. Il marchio garantisce qualità nel rispetto della tradizione e delle origini storiche e geografiche: la produzione dello Stelvio DOP è documentata sin dal 1914. Si tratta di un formaggio tipico della regione, stagionato per almeno 60 giorni. Per ottenerlo viene lavorato latte vaccino fresco proveniente da masi alpini, la maggior parte dei quali è situata a oltre 1.000 metri di altitudine.

Affinché il formaggio possa recare il marchio DOP, oltre alla ricetta tradizionale devono essere rispettate anche altre norme. Il latte utilizzato deve presentare determinate caratteristiche e gli allevatori devono attenersi a regole ben precise per l’alimentazione degli animali. Attualmente lo Stelvio viene prodotto nello stabilimento di Brunico e dalla Latteria Burgusio.

Accompagnata dal messaggio “Sapori autentici e garantiti dall’origine”, dal 2018 al 2021 la campagna ha lo scopo di sensibilizzare, attraverso i 4 prodotti dell’Alto Adige gli esperti operanti nei settori del commercio e della gastronomia oltre che i consumatori, sulle garanzie fornite dai marchi di qualità europei e sul valore aggiunto che rappresentano per consumatori e produttori. I promotori della campagna sono il Consorzio Mela Alto Adige IGP, il Consorzio Formaggio Stelvio DOP, il Consorzio Tutela Speck Alto Adige IGP e il Consorzio Vini Alto Adige DOC. Il programma, co-finanziato dall’Unione europea, prevede iniziative sul mercato interno italiano e nei mercati di esportazione rappresentati da Germania, Paesi Bassi e Svezia.

Cuore della campagna sono state e saranno per questo ultimo anno le attività di informazione e degustazione dei quattro prodotti. Durante i tre anni sono infatti in programma più di 540 giorni dedicati alla degustazione dei quattro prodotti, oltre che seminari e attività di informazione al fine di permettere anche ai consumatori finali di provare il gusto unico che contraddistingue i prodotti controllati all’origine e conoscere in prima persona i benefici dei marchi europei sinonimo di qualità, sicurezza, tracciabilità, provenienza originale del prodotto e tipicità.

Qui di seguito si propone una ricetta tipica che utilizza questo ingrediente così gustoso e ricco di tipicità e storia.

FILETTO DI MAIALE CON FORMAGGIO STELVIO, SPECK ALTO ADIGE IGP E MELE ALTO ADIGE IGP

Difficoltà: media – Preparazione: 25 minuti

INGREDIENTI PER 4 PERSONE

600 g di filetto di maiale
100 g di formaggio Stelvio DOP
100 g di Speck Alto Adige IGP
a fette sottili
500 g di patate sbucciate
2 pezzi di Mele Alto Adige IGP
(aromatiche e a bassa acidità)
sbucciate e svuotate
4 pezzi di cipollotto
  timo, alloro
70 g di panna
50 g di latte
  olio di semi
  burro
  sale e pepe

PREPARAZIONE

LA SALSA AL FORMAGGIO: far bollire la panna, il latte e le foglie di alloro, incorporare il formaggio Stelvio DOP con l’aiuto di un frullatore a immersione e scaldare in una piccola casseruola. (importante: la salsa non deve cuocere).

IL ROSTI DI PATATE: tagliare le patate a listarelle e condirle in una ciotola con un po’ di sale. Compattarle con le mani e friggerle in una padella con un po’ d’olio di semi fino a quando raggiungono la giusta doratura, quindi girarle, ultimare la cottura e infine farle asciugare su un foglio di carta da cucina.
LE MELE: rosolare le Mele Alto Adige IGP in una padella con il burro e aromatizzarle aggiungendo un po’ di timo. Dimezzare il cipollotto, condirlo e stufarlo in olio d’oliva.

IL FILETTO DI MAIALE: condire il filetto di maiale con il sale e avvolgerlo con le fette di Speck Alto Adige IGP, rosolarlo prima in padella e cuocerlo poi in forno a 180 ° C per 6-8 minuti. Infine, coprirlo con un foglio di alluminio e lasciarlo riposare per circa 10 minuti. Disporre su un piatto la salsa al formaggio, il Rosti di patate, le mele e il filetto di maiale tagliato in medaglioni: il piatto è pronto da gustare.

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