Confagricoltura: in Piemonte quest’anno si coltiveranno 13.000 ettari di seminativi in più rispetto al 2021, ma siccità e caro fertilizzanti limiteranno gli investimenti a mais

Quest'anno in Piemonte si potranno seminare 13.000 ettari  di superfici a seminativo in più rispetto all'anno scorso. È la conseguenza della decisione adottata da Bruxelles che, per fronteggiare la riduzione degli approvvigionamenti di alimenti e mangimi causata dalla guerra in Ucraina, ha concesso una deroga per quanto riguarda l'utilizzo delle dei terreni "a riposo" e delle aree di interesse ecologico (Aree EFA - Ecological Focus Area).

Confagricoltura: in Piemonte quest'anno si coltiveranno 13.000 ettari di seminativi in più rispetto al 2021, ma siccità e caro fertilizzanti limiteranno gli investimenti a mais

Le aziende agricole – chiarisce in una nota Confagricoltura Piemonte -  per poter ottenere gli aiuti comunitari, devono lasciare a riposo il 10% delle superfici a seminativo: quest'anno l'obbligo potrà essere derogato. Inoltre si potrà seminare, per esempio, anche sulle superfici agroforestali realizzate con i contributi del Programma di Sviluppo Rurale, lungo le zone periferiche delle foreste e nelle cosiddette "fasce tampone" lungo i corsi d'acqua.

"Le superfici per le quali è stata concessa la deroga - dichiara Ercole Zuccaro direttore di Confagricoltura Piemonte - interessano circa 3.900 ettari in provincia di Alessandria, oltre 2.400 ettari in provincia di Asti, circa 2.200 ettari in provincia di Cuneo e altrettanti in provincia di Torino, oltre 2.000 ettari equamente ripartiti tra Vercelli e Novara".

Nonostante le autorizzazioni europee, la produzione di mais, il principale alimento utilizzato per l'alimentazione dei bovini e degli avicoli (galline, polli da carne, tacchini e faraone) aumenterà di poco, in quanto gli agricoltori non destineranno tutte le superfici aggiuntive alla coltivazione di questo cereale. "I  fattori che limitano la coltivazione del mais in quest'annata - spiega Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte -  sono la carenza di acqua per l'irrigazione e il forte aumento dei concimi azotati: le previsioni dell'Arpa, nonostante le precipitazioni dei giorni scorsi abbiano comunque portato sollievo alle colture, sono di una siccità considerata severa e, per alcuni territori, addirittura estrema. Sono venute a mancare le precipitazioni invernali, soprattutto quelle nevose, che costituiscono tradizionalmente un'ottima riserva idrica per tutta la campagna agraria. Se non si registreranno condizioni straordinarie, nei mesi di giugno, luglio e agosto le coltivazioni potrebbero andare incontro a importanti stress idrici e il mais, in quel periodo, ha un grande  fabbisogno di acqua che sarà difficile soddisfare. Inoltre - aggiunge Allasia -il mais è una coltivazione che richiede importanti apporti di concimi azotati, che nell'arco di un anno sono aumentati del 270% e oggi sono molto difficili da reperire".

Tutto questo fa sì che gli agricoltori riservino la coltivazione del mais alle aree più fresche e che comunque potranno essere, almeno parzialmente, irrigate. Nei terreni più permeabili e nelle zone collinari molti agricoltori si stanno indirizzando verso la soia, più resistente alla siccità e che non richiede concimazioni azotate, in quanto sulle radici della pianta si instaurano dei batteri in grado di catturare l'azoto atmosferico. Un'altra coltivazione che sostituirà parzialmente il mais è il girasole, pianta rustica, in grado di resistere meglio alla siccità.

Secondo le previsioni di Assosementi, l'organizzazione di categoria che a livello nazionale rappresenta l'industria sementiera, per il mais è attesa una contrazione del 5%, rispetto ai complessivi 960.000 ettari dell'anno precedente. "In Piemonte, come nel resto d'Italia, da un decennio si sta registrando una contrazione significativa delle superfici condotte a mais: nel 2012 – commenta Enrico Allasia - la superficie coltivata era di circa 195.000 ettari, mentre l'anno scorso ne sono stati seminati soltanto 132.000".

Confagricoltura sottolinea la necessità di intervenire al più presto con la costruzione di invasi per contrastare la siccità. In molti periodi dell'anno si verificano precipitazioni in eccesso; con la costruzione di invasi le acque meteoriche potrebbero essere conservate nei bacini di accumulo e rilasciate secondo la necessità.

 

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Confagricoltura: caro energia e siccità mettono a rischio le prossime semine

Le spese di concimazione del mais aumentano del 290%: un anno fa concimare un ettaro di mais costava 226 euro, mentre oggi se ne spendono 655. Alle stelle il costo per il riscaldamento delle serre: + 600%.

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L'aumento dei costi energici, in particolare per quanto riguarda carburanti e fertilizzanti, e le prospettive di una primavera particolarmente siccitosa mettono a rischio le prossime semine e le coltivazioni sotto serra. Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte, evidenzia una serie di dati preoccupanti: "Il gasolio, pur tenendo conto dell'accisa agevolata per il settore primario, negli ultimi 12 mesi è aumentato del 40%, passando da 65 a oltre 90 centesimi al litro, mentre il costo dei fertilizzanti è salito di circa il 300%".

Confagricoltura Piemonte ha fatto il conto dei maggiori costi che dovranno sopportare i produttori di mais. Il granoturco, cereale fondamentale per l'alimentazione zootecnica, per le produzioni alimentari di biscotti e birra italiana e dai cui estratti si ricava la base per molte preparazioni farmaceutiche, è una coltivazione molto in diffusa in Piemonte, che copre 132.000  ettari di superficie.

In base ai calcolo dei tecnici di Confagricoltura Piemonte diretta da Ercole Zuccaro, per concimare un ettaro (10.000 metri quadrati) di mais vengono impiegati, in condizioni ordinarie, abitualmente 2 quintali di fosfato bioammonico 18:46 e 5 quintali di urea. L'anno scorso il fosfato biammonico costava 38 euro al quintale, mentre oggi costa 90 euro; l'urea era quotata 30 euro al quintale, oggi 95 euro. "Questo significa che un anno fa concimare un ettaro di mais costava 226 euro, mentre oggi – dichiara Zuccaro - se ne spendono 655, vale a dire 379 euro in più in valori assoluti e il 290% in più in termini percentuali".

"Si tratta di un costo insostenibile, che rende sconveniente le semine – spiega Enrico Allasia -  soprattutto in presenza di mercati delle commodities estremamente volatili, condizionati dalle tensioni internazionali, dalle speculazioni sui mercati a termine e da un andamento climatico che ci preoccupa".

È estremamente preoccupante la situazione del florovivaismo e anche dell'orticoltura sotto serra. In Piemonte – chiarisce Confagricoltura – sono attive 1.485 aziende florovivaistiche che occupano circa 3.500 addetti e sviluppano un fatturato di oltre 120 milioni all'anno. Sotto i 10°di temperatura – spiegano i tecnici di Confagricoltura – le piante bloccano lo sviluppo vegetativo. Il costo del metano per il riscaldamento delle serre, nell'arco di quattro mesi, è passato da 0,21  a 1,20 euro al metro cubo. "Le aziende – dichiara il presidente di Confagricoltura Piemonte Enrico Allasia - sono state invitate a utilizzare fonti energetiche che producono un minore impatto ambientale, mentre oggi la soluzione immediata sarebbe quella di convertire i bruciatori a gasolio, tornando all'impiego di combustibili fossili: dobbiamo evitare questo cortocircuito".

La speranza degli agricoltori è che presto possa arrivare un po' di pioggia benefica, ma le previsioni sono tutt'altro che confortanti. "Il clima sta cambiando – sottolinea Allasia - e occorre prenderne atto . Secondo le previsioni dell'agenzia regionale di protezione ambientale stiamo andando incontro a un trimestre di siccità che i meteorologi definiscono severa su tutto il territorio regionale ed estrema nelle aree di pianura. Questo significa che dobbiamo affrontare, senza indugio, Il tema del cambiamento climatico con iniziative urgenti. Bene ha fatto il presidente della Regione Cirio a chiedere la convocazione di un osservatorio sulla crisi idrica – conclude Allasia - : è necessario sfruttare bene i fondi del PNRR per potenziare e efficientare la nostra rete irrigua, avviando al più presto la costruzione di invasi che possano raccogliere l'acqua piovana quando si verificano fenomeni estremi e rilasciarla, a servizio dell'agricoltura e dell'ambiente, nei periodi di siccità che, purtroppo, diventano sempre più frequenti".

 

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Paolo Bertolotto vicedirettore di Confagricoltura Piemonte

Il consiglio direttivo di Confagricoltura Piemonte, che si è riunito ieri (21 dicembre) a Torino sotto la presidenza di Enrico Allasia, ha nominato Paolo Bertolotto vice direttore dell'organizzazione.

Paolo Bertolotto vicedirettore di Confagricoltura Piemonte

61 anni, laureato in scienze agrarie all'Università di Torino, Paolo Bertolotto ha sviluppato tutto il suo percorso professionale all'interno dell'associazione agricola; assunto nel 1989 in qualità di tecnico, ha maturato una lunga esperienza in diversi ambiti, assumendo da ultimo la guida dell'Area Politica Agricola ed Economica.

Confagricoltura Piemonte, diretta da Ercole Zuccaro, rappresenta circa 12.000 imprese agricole singole e associate della regione, aderenti alle Unioni provinciali degli Agricoltori, articolazioni territoriali di Confagricoltura.

L'organizzazione, attiva sul territorio subalpino con oltre 250 collaboratori qualificati, opera per la tutela degli interessi delle imprese e per il progresso dell'agricoltura, fornendo rappresentanza sindacale ai datori di lavoro e agli imprenditori agricoli professionali, consulenza e assistenza per lo svolgimento delle attività tecniche ed economiche delle aziende agricole, agroalimentari e ambientali.

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CONFAGRICOLTURA ALLA REGIONE PIEMONTE: SERVE UN MIGLIOR SOSTEGNO AGLI ALLEVAMENTI IN SOCCIDA

Il presidente di Confagricoltura Piemonte ha sollecitato l'assessorato regionale all'Agricoltura a rivedere le norme del Psr in materia di sostegno agli allevamenti condotti in soccida. Oggi, infatti, le disposizioni sono molto limitanti e rendono assai difficoltoso, e in non pochi casi impossibile, l'accesso alle provvidenze pubbliche da parte degli allevatori che hanno in essere contratti di questo tipo.

CONFAGRICOLTURA ALLA REGIONE PIEMONTE: SERVE UN MIGLIOR SOSTEGNO AGLI ALLEVAMENTI IN SOCCIDA

La soccida – chiarisce Confagricoltura - è una forma di contratto agrario di tipo associativo regolamentato dal codice civile (art. 2170 e seguenti) e praticato da oltre ottant'anni che ha avuto una larga diffusione nel settore zootecnico, diventando uno dei cardini contrattuali su cui poggia buona parte dell'allevamento.

In Piemonte, come evidenzia Confagricoltura, gli allevamenti avicoli condotti in soccida sono quasi il 30% ma rappresentano il 40% del patrimonio zootecnico dello specifico comparto; le stalle di bovini da carne condotte con questa tipologia contrattuale, pur rappresentando poco meno del 5% del numero complessivo costituiscono quasi il 18% dei capi allevati e gli allevamenti di suini in soccida incidono per il 26% in termini numerici, ma per oltre il 47% del patrimonio zootecnico specifico (fonte dati: Regione Piemonte).

"Appare dunque evidente – spiega Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte -  come queste aziende rappresentino una parte molto importante del tessuto zootecnico regionale. Ciononostante gli allevamenti piemontesi in soccida, nell'attuale programmazione, hanno subito forti penalizzazioni a causa del fatto che, ai fini del calcolo della loro produzione standard, viene conteggiato esclusivamente il bestiame in proprietà del soccidario e non il numero complessivo dei capi che l'allevatore ha in detenzione".

Questa visione della soccida produce, per ricaduta, una serie di conseguenze negative per tutte quelle aziende che vorrebbero intraprendere azioni volte all'adeguamento e al potenziamento della loro competitività.

Nelle altre regione del Nord, nelle quali sono anche molto diffusi i contratti di soccida, non ci sono vincoli che limitino la possibilità di accedere alle misure strutturali del Psr. "Per questo – dichiara Enrico Allasia - riteniamo necessario che la Regione modifichi l'approccio nei confronti delle imprese che adottano contratti di soccida, consentendo a queste aziende di partecipare, a pieno titolo e senza restrizioni, ai bandi dello sviluppo rurale, al pari delle realtà che applicano altre forme di conduzione".

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