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MENTORE -la nuova frontiera globale del Made in Italy

Quando tecnologia, gusto e giovani ambasciatori incontrano il mondo

Nel mondo del lusso e dell’alta gastronomia sta emergendo una nuova esigenza: non basta più vendere un prodotto eccellente, bisogna farlo arrivare esattamente alla persona giusta.

Il Made in Italy agroalimentare – vino, olio, pasta, salumi, formaggi, prodotti agricoli – rappresenta uno dei patrimoni più preziosi dell’economia europea. Tuttavia questo patrimonio soffre di due grandi problemi:

  • la contraffazione internazionale, che sottrae valore ai prodotti autentici
  • una filiera commerciale troppo lunga, che spesso allontana il produttore dal consumatore finale

Da questa esigenza nasce il Progetto MENTORE, un modello innovativo che unisce tecnologia, giovani professionisti e commercio internazionale per creare una nuova forma di distribuzione diretta dei prodotti italiani certificati.

Non si tratta di semplice export.

Si tratta di profilazione sensoriale del consumatore e consegna mirata dei prodotti perfetti per lui.

Il cuore tecnologico: il “naso e palato elettronico”

Alla base del progetto c’è un dispositivo elettronico portatile capace di analizzare le caratteristiche olfattive e gustative di una persona.

Il sistema utilizza due sonde differenti:

  • una dedicata all’analisi olfattiva (naso)
  • una dedicata all’analisi gustativa (bocca)

Il dispositivo raccoglie dati chimici relativi alla risposta sensoriale dell’individuo e li invia tramite una APP su smartphone ad un server centrale nel cloud.

analisi_gustativa_olfattiva_pro…

Il processo avviene in diverse fasi:

  1. raccolta delle componenti aromatiche tramite la sonda olfattiva
  2. analisi della risposta gustativa tramite la seconda sonda
  3. elaborazione dei dati sensoriali della persona
  4. confronto con un database di prodotti certificati
  5. generazione di un profilo di gusto personalizzato

Questo sistema crea una mappa sensoriale individuale che permette di individuare esattamente quali vini, oli, salumi, paste o altri prodotti italiani sono più compatibili con le preferenze della persona.

In sostanza, la tecnologia fa una cosa che oggi nessun sistema commerciale fa davvero bene:

traduce il gusto umano in dati scientifici utilizzabili dal mercato.

I Wine Mentor: una nuova professione internazionale

La tecnologia da sola non basta.

Serve una rete di persone che la porti nel mondo.

Il progetto prevede la creazione di una struttura composta da 500–700 giovani laureati formati, chiamati:

Wine Mentor

La parola Mentor deriva dalla tradizione classica e indica un consigliere fidato, una guida competente.

Il Wine Mentor diventa quindi un ambasciatore del gusto italiano.

Il suo lavoro consiste nel:

  • visitare clienti in tutto il mondo
  • eseguire l’analisi olfattiva e gustativa con il dispositivo
  • raccogliere i dati sensoriali del cliente
  • suggerire i prodotti italiani più adatti
  • gestire il rapporto tra cliente e produttori

Il Mentor non è un venditore tradizionale.

È una figura ibrida tra:

  • consulente sensoriale
  • ambasciatore culturale del Made in Italy
  • facilitatore commerciale

Ogni Mentor sarà identificato tramite tessera digitale e dispositivo wearable (ad esempio braccialetto elettronico) che registra attività, contatti e operazioni all’interno del sistema centrale.

Una piattaforma digitale globale

Il sistema sarà coordinato da una piattaforma tecnologica centrale multi-cloud che integra diverse funzioni:

  • database clienti
  • database prodotti certificati
  • database fornitori
  • sistema di matching tra gusti e prodotti
  • e-commerce internazionale

Dopo l’analisi sensoriale, il sistema suggerisce automaticamente i prodotti più compatibili con il profilo della persona.

Il cliente potrà poi:

  • ricevere una selezione personalizzata
  • acquistare direttamente tramite piattaforma
  • ricevere i prodotti con logistica rapida

L’obiettivo è creare una filiera corta, dove:

il produttore italiano incontra direttamente il consumatore finale globale.

Un nuovo modo di vendere il vino (e non solo)

Il progetto nasce con il vino, ma il modello è applicabile a molti prodotti.

Tra i principali:

  • vino italiano DOC e DOCG
  • olio extravergine di oliva
  • pasta artigianale
  • salumi e formaggi DOP
  • prodotti agricoli premium
  • conserve e specialità regionali

In futuro il sistema potrebbe diventare un ecosistema completo del gusto italiano.

Un cliente a New York, Dubai o Singapore potrebbe avere il proprio profilo sensoriale digitale e ricevere automaticamente prodotti italiani perfettamente compatibili con il suo gusto.

Lotta alla contraffazione

Uno degli effetti più importanti del progetto riguarda la protezione del Made in Italy.

Quando un cliente entra nel sistema Mentore:

  • acquista solo prodotti certificati
  • riceve direttamente dal produttore o da filiera controllata
  • evita imitazioni e prodotti falsi

Questo crea una rete commerciale dove l’autenticità diventa parte del servizio.

Opportunità per giovani professionisti

Il progetto ha anche una forte dimensione sociale ed economica.

Potrebbe creare centinaia di nuove opportunità professionali per giovani laureati in:

  • economia
  • enologia
  • agraria
  • marketing
  • scienze gastronomiche
  • hospitality

Il Wine Mentor diventa così una nuova figura professionale internazionale legata al mondo del gusto e della cultura alimentare italiana.

Verso un nuovo modello di export

Oggi gran parte dell’export agroalimentare segue ancora modelli tradizionali:

produttore → distributore → importatore → ristorante → cliente

Il sistema Mentore propone un paradigma diverso:

produttore → piattaforma → Mentor → cliente

Meno passaggi.

Più relazione.

Più personalizzazione.

Conclusione

Il Progetto Mentore rappresenta una visione nuova per il Made in Italy.

Non si limita a esportare prodotti.

Esporta esperienza, conoscenza e personalizzazione del gusto.

Un sistema in cui tecnologia, giovani talenti e tradizione agroalimentare si incontrano per creare un nuovo modello globale di distribuzione.

In un mondo sempre più digitale e competitivo, il vero vantaggio dell’Italia potrebbe essere proprio questo:

trasformare il gusto in relazione e la relazione in valore.

La vacanza in agriturismo è stata la prima scelta degli italiani per Pasqua e Pasquetta”. Lo ha detto Lorenzo Morandi presidente di Agriturist Piemonte, l’Associazione Nazionale per l’Agriturismo, l’Ambiente e il Territorio, prima associazione di agriturismo in Italia, costituita dalla Confagricoltura nel 1965, per promuovere e tutelare l’agriturismo, i prodotti nazionali dell’enogastronomia regionale, l’ambiente, il paesaggio, la cultura rurale.

Agriturist Piemonte: premiate le aziende agrituristiche e il “Made in Italy”

In Piemonte, per il primo lungo week end di primavera gli ospiti hanno scelto la campagna, l’aria aperta, mete vicine, ambienti genuini e l’assaggio delle eccellenze enogastronomiche che caratterizzano i nostri territori” prosegue Morandi, sottolineando quanto sia in aumento il numero dei sostenitori delle vacanze sempreverdi.

In Italia le aziende agrituristiche attive sono più di 25.000 e oltre il 60% dei comuni italiani ne ospita almeno una. Quasi la metà offre almeno tre servizi e più di una su tre è condotta da un’imprenditrice

 

Tuttavia, alcune note dolenti sono state evidenziate da Agriturist e riguardano la difficoltà a reperire personale e il peso dei forti aumenti delle materie prime: ad esempio, in un anno, la farina è aumentata del 150%, lo zucchero del 100%, latte, carni e ortaggi dell’80% e oltre il 150% i costi energetici. Per contro, responsabilmente, gli imprenditori agrituristici hanno solo leggermente ritoccato i loro prezzi.

Il settore dell’agriturismo italiano, con le sue peculiarità uniche al mondo, si conferma una parte strategica all’interno dell’offerta turistica nazionale. Ci siamo finalmente gettati alle spalle la pandemia – conclude il presidente Morandi – e i risultati lo stanno dimostrando. Si ricomincia con una maggiore pianificazione e programmazione delle proprie vacanze anche se preoccupa, soprattutto in vista della prossima stagione estiva, la difficoltà a reperire personale”.

Presi di mira soprattutto i vini, la mozzarella di bufala, il prosciutto, i formaggi e il pane.

MADE-IN-ITALY-BOOM-DI-FAKE-NEWS-SUI-SOCIAL-ESTERI

Secondo il recente studio “Infosfera”, illustrato al “Festival del Giornalismo Alimentare”, l’89% degli italiani non sa riconoscere una fake news. Un dato allarmante che non riguarda però solo i nostri connazionali, bensì anche gli stranieri e che colpisce in particolare i social network, diffusori illimitati di notizie dai contenuti spesso e volentieri molto discutibili. Nello specifico, sui social esteri uno degli obiettivi più preso di mira è il nostro settore alimentare che nell’ultimo anno ha subito un incremento di bersagliamento di fake news a dir poco sorprendente. Lo certifica uno studio, ancora in fase di realizzazione, dell’agenzia di comunicazione Klaus Davi & Co. in collaborazione con Filippo Gallinella, presidente della Commissione Agricoltura alla Camera, di cui diamo qui alcune anticipazioni: da gennaio a settembre 2021 le fake news circolate sui social esteri relative ai nostri prodotti alimentari sono aumentate del 26% rispetto all’anno precedente e vanno a colpire tutti i nostri prodotti del food Made in Italy indistintamente. Il “web monitoring” fatto scattare da Klaus Davi e dall’onorevole Filippo Gallinella ha portato alla conclusione che i maggiormente interessati da questa “guerra” mediatica sono i nostri vini (+28% di fake news), la mozzarella di bufala (+31%), il prosciutto crudo (+19%), il pane (+21%) e formaggi, in particolare il Parmigiano Reggiano e il Grana Padano (+22%).

Consultando il web e oltre 1.500 post dedicati a temi alimentari sui canali Facebook, Instagram e Twitter dei principali Paesi europei (Germania, Francia, Spagna, UK) ma anche di Usa e Canada, ecco alcuni dei luoghi comuni più diffusi, nonché falsi, che circolano su questi alimenti nostrani.

Partendo dai vini, lo scenario delle falsità è quasi apocalittico: il vino italiano buca i denti, lacera lo smalto e provoca invecchiamento precoce (28%); il vino italiano è troppo forte, meglio tagliarlo con quello tunisino (21%); il vino italiano è al metanolo (con riferimento a uno scandalo avvenuto ormai 35 anni fa…) (17%); i nostri bianchi più celebri non sono più bevibili dopo 5/6 anni dall’uscita sul mercato (12%); alcuni vini italiani sono contaminati dal Coronavirus (questa soprattutto nel periodo clou della pandemia…) (5%).

Passando alla mozzarella di bufala, ecco altre fake news da cui stare alla larga: ha un altissimo contenuto di colesterolo (39%); chi è a dieta non può assolutamente mangiarla, fa ingrassare (35%); non la possono mangiare gli anziani (22%); è inadatta per chi pratica sport (19%); e c’è anche chi sostiene che la sua produzione sia finanziata dalla camorra (4%).

Per il prosciutto crudo le più gettonate sono queste: fa ingrassare (44%); è più salutare il prosciutto cotto di quello crudo (31%); sono fatti dai cinesi con scarti di macelleria (20%); non lo possono mangiare le donne in gravidanza (14%); i suini da cui si ricava il salume vivono in mezzo ai topi (8%).

All’estero si sbizzarriscono anche sui formaggi: le vacche non hanno accesso al pascolo e quindi sono depresse (con particolare focus sul Parmigiano Reggiano) (32%); fanno male ai bambini (27%); sono assolutamente controindicati per chi ha il colesterolo alto (21%); gli animali che forniscono il latte sono pieni di antibiotici (12%); mangiare Grana Padano può essere rischioso poiché potrebbe essere contaminato da Covid-19 (3%).

Infine, veniamo alle falsità che pullulano sul pane: il pane a cena fa ingrassare (38%); il pane senza glutine è quello più salutare (24%); è prodotto solo con grano geneticamente modificato (18%); viene cotto al forno con scarti tossici (13%); anche per il pane, non manca chi è convinto che possa essere contaminato dal Covid-19 (2%).

 

 

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