Il 2026 si apre come un anno di riassestamento più che di crescita: consumi fermi, pressione sulle scorte, volatilità agricola e una competizione che non si vince “facendo più vino”, ma facendo vino più leggibile, più coerente e più difendibile in termini di prezzo e reputazione.
1) Scenario globale: produzione instabile, consumi stagnanti, mercato selettivo
Dopo una fase segnata da shock climatici e da una domanda non più espansiva, il settore entra in una “normalità” nuova:
- Vendemmia 2024 mondiale: la più bassa dal 1961 (225,8 milioni hl nel mondo).
- 2025: recupero leggero, ma senza ritorno alle medie storiche.
- Il clima estremo diventa la nuova costante, con un effetto strutturale: scarsità relativa e oscillazioni produttive come tratto distintivo del prossimo biennio.
- Consumi: i dati IWRS indicano per il 2026 crescita zero delle bevande alcoliche (volume e valore). Il vino è dentro questa dinamica: la “marea” non sale più, quindi non trascina tutti.
Conseguenza diretta: la quota di mercato non si conquista con l’inerzia di settore, ma con precisione commerciale e proposta “chiara” al consumatore.
2) Italia: base produttiva solida, ma fragilità di mercato e margini da difendere
L’Italia resta forte nei fondamentali, ma la crescita non è automatica.
- Vendemmia 2025 Italia: ~47,4 milioni hl, con buon livello qualitativo.
- Export: l’Italia mantiene il primato mondiale in volume e uno dei valori più alti (oltre 8 miliardi di euro), ma con una dinamica meno “facile”:
- USA (primo sbocco) in rallentamento.
- Germania e Canada più regolari nel sostenere i flussi.
Messaggio chiave: nel 2026 la priorità è difendere margini e posizionamento, non inseguire volumi a qualunque prezzo.
3) Bollicine: il motore che continua a spingere, ma con una polarizzazione netta
Nel mare calmo della stagnazione globale, le bollicine restano il segmento più dinamico, ma cambiano le regole del gioco.
- Prosecco DOC (2024): 660 milioni di bottiglie, valore stimato 3,6 miliardi di euro.
- La categoria si polarizza:
- Offerta promozionale (pressione sul prezzo, rischio “commodity”).
- Cuvée identitarie: parcelle, tempi di sosta, agronomia più precisa, stili riconoscibili.
La direzione più promettente è la seconda: specificità e riconoscibilità, cioè valore sostenibile.
In parallelo:
- Franciacorta e Trentodoc consolidano reputazione grazie a un driver chiave: richiesta di autenticità, trasparenza e processo (non solo “brand”).
4) Bianchi contemporanei e rosé tecnico: l’Italia ha un vantaggio competitivo naturale
Fuori dal mondo spumante, emergono due aree dove l’Italia “parla la lingua” del consumatore 2026:
Bianchi “contemporanei”
Vini chiari, salini, agili, con gradazioni moderate e trame fini: perfetti per una cultura del bere più equilibrata e gastronomica.
Esempi citati: Verdicchio, Pinot Bianco, Fiano, Falanghina, blend altoatesini e friulani.
Rosé di nuova generazione
Non più “stagionale”, ma gastronomico e longevo, con profilo tecnico sempre più preciso.
Esempi: Chiaretto, Cerasuolo d’Abruzzo, rosati siciliani.
In sintesi: vince chi produce vini usabili, moderni, coerenti e facilmente raccontabili (anche in contesti internazionali).
5) Lato agricolo: prezzi uve in calo, scorte alte, rischio divari tra denominazioni
Qui il quadro si fa più duro e più strategico.
- Nel 2025 si registra in molte zone un crollo dei prezzi delle uve (fino al -40% in alcune aree), con effetto a catena sul reddito agricolo e sulla percezione del valore.
- Si apre un divario:
- Denominazioni capaci di controllare l’offerta e valorizzare (politiche + comunicazione).
- Zone più esposte alla volatilità e al “solo volume”.
La lezione è brutale ma vera: il volume senza narrazione non genera valore.
Scorte: il tema che pesa su tutto
Dati “Cantina Italia / ICQRF” aggiornati al 31/12/2025:
- 59,5 milioni hl di vino in giacenza
- 7,7 milioni hl di mosti
- 2,8 milioni hl di vino nuovo in fermentazione
In un anno: vino +4,4%, mosto +16,8%, vino in fermentazione +32,3%.
Il quadro descrive un sistema che deve smaltire e riallineare produzione/domanda. Il Prosecco appare meno preoccupante per capacità di vendita; più critica la situazione per diverse denominazioni “ferme”, dove lo smaltimento non è immediato.
6) Comunicazione e “cultura del consumo”: la controffensiva come leva di mercato
In questo contesto, prende forma un tema industriale oltre che culturale: come si parla di vino nell’era salute/sober?
Sandro Veronesi (Oniverse/Signorvino/Oniwines) propone una linea chiara:
- il vino è in fase di normalità (offerta > domanda) e “ora bisogna venderlo”;
- serve lavoro comune e una comunicazione che distingua il consumo moderato e conviviale, con basi scientifiche e culturali, evitando la demonizzazione indistinta.
È un punto centrale: nel 2026 non basta fare bene il prodotto; serve anche legittimare il suo ruolo (cibo, convivialità, stile mediterraneo) in modo credibile e responsabile.
7) No/Low alcohol: da curiosità a laboratorio (e occasione)
Il no/low-alcohol non è più un “angolo di moda”: è un laboratorio dove si sperimenta per intercettare nuovi comportamenti.
- Previsioni: crescita media annua 7–9% fino al 2026.
- Terreno più favorevole: vini aromatici e frizzanti.
- Sfida vera: mantenere integrità sensoriale e texture, proteggendo la percezione qualitativa.
Per molte cantine può diventare una linea parallela (non sostitutiva) per presidiare occasioni di consumo oggi “perse”.
8) Politiche e finanza: OCM Vino Investimenti 2026–2027 (AGEA)
Sul piano operativo, arriva un riferimento concreto per chi vuole investire su competitività e struttura.
- AGEA pubblica istruzioni per OCM Vino – Intervento Investimenti 2026/2027.
- Fondi garantiti fino all’esercizio 2027; per la campagna 2026/2027 i progetti possono essere solo annuali.
- Obiettivo: migliorare rendimento globale (impianti, infrastrutture, commercializzazione, efficienza energetica, sostenibilità).
- Contributi: fino al 40% per micro/piccole/medie imprese; percentuali inferiori per imprese intermedie e grandi.
- Scadenza domande: 30 marzo 2026.
Questo è un segnale importante: nel 2026 gli investimenti “difendibili” sono quelli che migliorano efficienza, sostenibilità e capacità commerciale, non quelli che aumentano solo i volumi.
9) Estero: USA, fine wines e Champagne mostrano stress (e indicano un cambio d’epoca)
Stati Uniti (2025)
- Valore: -1,6% (74,3 mld $ vs 75,5 mld $)
- Volume: -2% (329 mln casse vs 335,9 mln)
Tendenza: rafforzamento della vendita diretta (DTC) come motore di fidelizzazione, non solo canale.
Fine wines come investimento
L’indice Liv-ex Fine Wine 100 (riferito come “Dow Jones” dei fine wines) perde circa -11% in due anni; cali diffusi anche per regioni top. È il segnale di un ridimensionamento del vino come “status asset”, con ritorno a logiche più razionali.
Champagne
Dopo il record 2022 (326 mln bottiglie), nel 2025 scende a 266 mln (-2% sul 2024): in tre anni -60 mln bottiglie.
Il tema dazi/USA resta un’incognita, con minacce di tariffe molto pesanti.
