Trend del vino in Italia – Settimana 25-29 agosto 2025

USA: mercato chiave, ma i dazi pesano

Gli Stati Uniti si confermano mercato imprescindibile per il vino italiano, con un export da 1,9 miliardi di euro nel 2024 e 838,7 milioni nei primi 5 mesi del 2025 (+5,7% in valore, a fronte di un calo generale del -0,8%).
Nonostante l’imposizione ufficiale dei dazi al 15% sui vini UE, il settore italiano intensifica la promozione con eventi come Vinitaly.Usa (Chicago, 5-6 ottobre 2025), che vedrà oltre 250 espositori e 7,2 miliardi di fatturato aggregato rappresentato.

Trend del vino in Italia – Settimana 25-29 agosto 2025

Dazi: la stangata e i rischi stimati

Il nuovo regime tariffario colpisce duramente l’Italia, primo esportatore mondiale verso gli USA.

  • 317 milioni di euro le perdite stimate nei prossimi 12 mesi, che potrebbero salire a 460 milioni con la svalutazione del dollaro.
  • L’impatto coinvolge 76% delle bottiglie esportate (366 milioni di pezzi), con picchi di esposizione per Moscato d’Asti (60%), Pinot Grigio (48%), Chianti Classico (46%), Prosecco (27%).
    Le associazioni di categoria chiedono un’alleanza tra filiera italiana e partner americani per ridurre gli effetti, oltre a un forte sostegno statale in promozione.

Nuove sfide: consumi in calo e demonizzazione dell’alcol

Il vino italiano non è minacciato solo dai dazi. Negli USA cresce una campagna culturale e scientifica che demonizza l’alcol anche in dosi moderate. Il consumo è sceso al 54% della popolazione adulta (minimo storico, dati Gallup). In ristoranti e famiglie americane il vino viene sostituito da acque aromatizzate e birre analcoliche.

Produzione nazionale: calo consumi interni e surplus in cantina

Il consumo pro capite in Italia è crollato a 26,3 litri nel 2024 (contro i 37,9 del 2018), generando rimanenze e problemi di liquidità soprattutto per i piccoli produttori.

  • I grandi gruppi possono assorbire l’impatto investendo in stoccaggio e acquistando vino sfuso a basso prezzo dai piccoli.
  • Le PMI, invece, rischiano la sopravvivenza, spesso costrette a svendere.
    Le associazioni chiedono campagne pubbliche di promozione, incentivi fiscali e sostegno all’enoturismo per rilanciare i consumi interni.

Strategie delle denominazioni

Le grandi DOC e DOCG si muovono in ordine sparso:

  • Piemonte: nessun taglio su Barolo e Barbaresco, riduzione del 10% su Langhe Nebbiolo e Barbera.
  • Valpolicella: taglio delle rese da 110 a 100 quintali/ha per tre anni.
  • Toscana: Bolgheri stabile, senza riduzioni previste.
    Obiettivo comune: tutelare valori e sostenibilità economica in un mercato rallentato.

Frizzanti: bianchi e rosati in crescita, Lambrusco in difficoltà

Il comparto dei frizzanti resta stabile a 430 milioni di bottiglie.

  • Veneto (+2%) e Piemonte (+10%) trainano, mentre Emilia-Romagna (-1%) e Lombardia (-6%) arretrano.
  • A crescere sono i rosati (+10%) e i bianchi, ormai al 56% della produzione totale.
  • Male il Lambrusco Emilia IGP (-107.000 hl in 4 anni), bene Moscato d’Asti (+12%) e Glera frizzante (+91%).

I big del settore: i dati di fine 2024

Secondo l’indagine di Anna Di Martino, le 115 maggiori aziende italiane (fatturato >10 mln €) rappresentano il 63% del giro d’affari del vino italiano (14,5 mld €).

  • Export: 5,3 mld (+1,8%)
  • Mercato interno: 3,8 mld (+0,1%)
  • 27 aziende superano i 100 milioni di fatturato.
    Il 2024 è stato segnato da scorte record negli USA, accumulate in vista dei dazi.

Scenario globale

  • UE: accise crescenti su alcolici in paesi come UK, Irlanda e Finlandia.
  • USA: dazi al 15% su vino europeo, tasse basse in città chiave (NY, LA, Miami).
  • Canada: crollo quasi totale delle importazioni di vino USA (-96% giugno 2025 vs giugno 2024).

Conclusione:
Il settore vinicolo italiano si trova al crocevia di tre grandi sfide: i dazi USA, il calo strutturale dei consumi (interni ed esteri) e la crescente pressione culturale contro l’alcol. I grandi gruppi possono reggere l’urto, mentre i piccoli produttori rischiano di più. Per garantire il futuro del vino italiano – patrimonio economico e culturale unico – servirà un mix di diplomazia commerciale, sostegno pubblico mirato e strategie di promozione capaci di riaffermare il vino come simbolo della cultura mediterranea.

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