L’analisi di Unioncamere, BMTI e Tenute Agricole 24
L’ultima rilevazione elaborata da Unioncamere, BMTI e Tenute Agricole 24 evidenzia una campagna 2025 caratterizzata da un diffuso ridimensionamento dei prezzi delle uve da vino, fenomeno che sta iniziando a riflettersi anche sulle valutazioni dei vigneti e delle aziende vitivinicole.
Le principali eccezioni arrivano dalla Puglia, dove il Primitivo registra un incremento vicino al +40%, e dall’area del Bolgheri Rosso, in crescita di circa il +21%. Rimane invece stabile la Glera destinata al Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG.
Produzione stabile, ma il mercato rallenta
Dopo il forte recupero del 2024 (+15%), la produzione nazionale di vino nel 2025 si è mantenuta su circa 44 milioni di ettolitri, con una lieve crescita dell’1%. Nonostante ciò, il mercato delle uve ha mostrato un andamento decisamente meno favorevole.
Secondo il rapporto “I prezzi delle uve da vino rilevati dalle Camere di Commercio – Vendemmia 2025”, la quasi totalità delle aree vitivinicole italiane ha registrato una diminuzione delle quotazioni, in molti casi con ribassi superiori al 10%.
La produzione nazionale di uve ha raggiunto quasi 66 milioni di quintali, con una lieve flessione dello 0,4% rispetto al 2024. Tuttavia, la domanda non è stata sufficiente a sostenere i prezzi, determinando un progressivo riequilibrio del mercato.
Piemonte: il Nebbiolo perde valore
In Piemonte continua la fase di correzione.
Sulla piazza di Cuneo, il Nebbiolo destinato al Barbaresco registra una diminuzione del 27%, mentre quello destinato al Barolo scende del 17,4% rispetto all’anno precedente. Considerando anche la media degli ultimi cinque anni, alcune tipologie, come il Langhe Nebbiolo, mostrano riduzioni fino al 32%.
Situazione più contenuta nella provincia di Asti, dove la Barbera d’Asti cala del 5,6%, mentre il Moscato mantiene una sostanziale stabilità con un lieve -2,1%.
Lombardia: Franciacorta in flessione, cresce il Lugana
Anche la Lombardia registra un andamento prevalentemente negativo.
Le uve destinate alla Franciacorta DOCG perdono il 10,2% rispetto al 2024, invertendo il trend positivo dell’anno precedente.
Fa eccezione il Lugana DOC nella provincia di Brescia, che mette a segno un incremento del 4,7%.
Più marcate le flessioni nel Mantovano e nell’Oltrepò Pavese, dove il Lambrusco Mantovano DOC scende del 26,7%, mentre Barbera e Bonarda arrivano a perdere quasi il 40%.
Veneto: denominazioni con andamenti differenti
Il Veneto conferma un mercato molto differenziato.
Nell’area di Verona, le uve destinate ad Amarone e Recioto registrano ulteriori ribassi: -14% nella zona Classica e -11% nella zona DOC, allontanandosi dai valori record raggiunti nel 2022.
Il Soave rimane sostanzialmente stabile, mentre il Lugana registra una lieve flessione del 2,1%.
Nella provincia di Padova, invece, il Cabernet IGT cresce dell’11,8%, mentre il Merlot IGT arretra del 6,7%.
Resta invariata la quotazione della Glera DOCG Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore, che continua ad attestarsi intorno ai 150 euro al quintale.
Friuli Venezia Giulia: Sauvignon in crescita
Nel panorama friulano emergono alcuni segnali positivi.
Dopo due anni di sostanziale stabilità, il Sauvignon cresce del 3,8%, mentre la Malvasia aumenta del 4%.
Il Pinot Grigio mantiene il livello di 130 euro al quintale, mentre la Ribolla Gialla interrompe il precedente equilibrio con una diminuzione del 4%.
Toscana: il Brunello registra il calo più marcato
Tra le regioni italiane, la Toscana è quella che evidenzia le flessioni più significative.
Le uve destinate al Brunello di Montalcino DOCG perdono il 42,9%, passando da 437,5 euro a 250 euro al quintale.
Anche il Nobile di Montepulciano arretra del 15%.
Il Chianti Classico registra un calo del 5% nell’area senese e del 5,6% in quella fiorentina, mentre il Chianti DOCG supera il 23% di ribasso su entrambe le piazze.
L’eccezione arriva dal Bolgheri Rosso, che nelle province di Livorno e Grosseto cresce di circa il 21%, recuperando il terreno perso nel 2024.
Umbria e Abruzzo ancora in difficoltà
In Umbria continua la fase negativa del Sagrantino DOCG, che dopo il -22% registrato nel 2024 perde un ulteriore 14% nel 2025.
Anche il Montefalco Rosso diminuisce dell’11%.
In Abruzzo, il Pecorino DOP arretra del 19,9%, attestandosi a 63,75 euro al quintale, mentre il Montepulciano limita la flessione al 5,4%, mantenendosi comunque sopra la media degli ultimi cinque anni.
Puglia: il Primitivo traina il mercato
La Puglia rappresenta il principale elemento di discontinuità rispetto al quadro nazionale.
Sulla piazza di Bari, il Primitivo cresce del 39,3%, pur rimanendo ancora inferiore alla media registrata nel periodo 2020-2024.
Positivo anche l’andamento delle uve bianche DOC (+13,7%) e delle uve nere IGT (+14%), confermando il buon momento del comparto regionale.
Considerazioni finali
L’analisi realizzata da Unioncamere, BMTI e Tenute Agricole 24, aggiornata al 28 febbraio 2026, conferma che il mercato delle uve italiane sta attraversando una fase di progressivo riequilibrio dopo i forti rialzi registrati nel 2022.
Per il terzo anno consecutivo molte denominazioni mostrano una riduzione delle quotazioni, con inevitabili ripercussioni anche sul valore dei vigneti e delle aziende vitivinicole.
Solo alcune aree particolarmente dinamiche, come il Bolgheri, il Lugana e parte della viticoltura pugliese, continuano a dimostrare una capacità di mantenere o incrementare il proprio valore. Per gran parte del settore, invece, il 2025 si chiude come un anno di assestamento, nel quale diventa fondamentale puntare su qualità, posizionamento commerciale e capacità di valorizzare il territorio per affrontare con maggiore solidità le prossime campagne vitivinicole.

