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Puntata 7, Il vino non è in crisi.

Guardiamo i numeri giusti: dal pre-Covid ad oggi il vino è cresciuto

Uno degli errori più frequenti consiste nel confrontare i dati attuali con gli anni immediatamente successivi al Covid.

Quello è stato un periodo eccezionale.

Durante la ripartenza si sono registrati incrementi straordinari nei consumi, nell’export e negli acquisti.

Pensare di mantenere ogni anno quei tassi di crescita sarebbe irrealistico.

La domanda corretta è diversa.

Come sta il settore rispetto al periodo pre-Covid? Ed è qui che emergono dati molto interessanti.

Oggi il vino italiano dispone di:

  • maggiore notorietà internazionale
  • più canali diretti di vendita
  • crescita dell’enoturismo
  • maggiore digitalizzazione
  • migliore presenza nei mercati esteri
  • più valore aggiunto legato all’esperienza

Il mercato non cresce più con la velocità della ripartenza post-pandemia, ma continua ad evolversi positivamente.

Il vino resta uno dei simboli più forti dell’Italia nel mondo.

Milioni di persone scelgono il nostro Paese per vivere esperienze enogastronomiche.

Vogliono visitare le cantine, mangiare nei territori del vino, conoscere i produttori, bere il vino dove nasce.

Questo fenomeno non assomiglia a un settore in crisi.

Assomiglia a un settore che sta cambiando modello di business.

E chi saprà interpretare questo cambiamento sarà protagonista del prossimo ciclo di crescita del vino italiano.

Tutti producono vino, ma tutti vogliono il vino italiano

Negli ultimi anni molti Paesi hanno aumentato la propria produzione vitivinicola, dall’Europa orientale al Sud America, dall’Asia all’Oceania.

Questo ha portato alcuni osservatori a parlare di concorrenza crescente verso l’Italia.

Ma occorre distinguere tra quantità e reputazione.

Molti Paesi producono principalmente per il consumo interno, pochi riescono a competere davvero sul piano dell’immagine internazionale.

Il vino italiano continua ad essere tra i più richiesti al mondo grazie a caratteristiche uniche:

  • qualità diffusa
  • ampia gamma di prezzi
  • forte identità territoriale
  • tradizione riconosciuta
  • eccellente rapporto qualità-prezzo

Il vero vantaggio competitivo italiano non è il volume.

È la credibilità.

Quando un consumatore straniero pensa al vino, molto spesso pensa all’Italia.

Questa reputazione è stata costruita in decenni di lavoro e continua a rappresentare una delle risorse più importanti del Made in Italy.

Per questo parlare di crisi generalizzata rischia di essere fuorviante.

La competizione esiste, ma la domanda internazionale per il vino italiano rimane estremamente forte.

Il vino bianco cresce, ma ciò non significa che il vino rosso stia scomparendo

Tra i cambiamenti più evidenti degli ultimi anni emerge una nuova preferenza dei consumatori.

Sempre più ristoranti di alto livello e chef stellati propongono percorsi gastronomici che privilegiano vini bianchi, spumanti e bollicine.

Questo fenomeno viene spesso interpretato come una crisi dei vini rossi.

In realtà si tratta di una ridefinizione dei consumi.

La cucina contemporanea è cambiata: piatti più leggeri, più pesce, più verdure, più contaminazioni internazionali.

Di conseguenza cambiano anche gli abbinamenti.

I vini bianchi italiani stanno beneficiando di questa evoluzione, ma il vino rosso continua a mantenere un ruolo fondamentale nei mercati mondiali.

Basti pensare al successo internazionale di:

  • Amarone
  • Brunello
  • Barolo
  • Bolgheri
  • Valpolicella
  • Chianti Classico

Non assistiamo a una sostituzione.

Assistiamo a un ampliamento dell’offerta.

Il consumatore moderno vuole avere più scelta.

E il vino italiano è probabilmente il Paese che offre la maggiore diversità al mondo.

Questo rappresenta un vantaggio competitivo enorme.

Assoenologi lancia il messaggio: serve un nuovo Rinascimento del vino italiano

Dal Congresso Nazionale Assoenologi di Conegliano è arrivato un messaggio molto chiaro.

Basta parlare di crisi.

Serve costruire il futuro.

Gli enologi italiani hanno lanciato un appello al settore: abbandonare la negatività e immaginare un nuovo Rinascimento del vino italiano.

Il messaggio arriva in un momento complesso.

I mercati sono più competitivi, le tensioni geopolitiche creano incertezza, i consumi crescono meno rapidamente rispetto al passato.

Ma proprio per questo serve una visione nuova.

L’Italia continua ad avere punti di forza che nessun concorrente possiede:

  • biodiversità vitivinicola unica al mondo
  • centinaia di vitigni autoctoni
  • denominazioni riconosciute ovunque
  • leadership nell’enoturismo
  • reputazione internazionale elevata

La sfida non è difendere il passato.

La sfida è valorizzarlo in modo moderno.

Comunicazione digitale, accoglienza, sostenibilità, innovazione tecnologica e internazionalizzazione rappresentano gli strumenti del nuovo Rinascimento.

Non è la prima volta che il vino italiano affronta una trasformazione.

Ogni volta ne è uscito più forte.

Anche questa volta potrebbe accadere la stessa cosa.

I giovani non stanno abbandonando il vino: stanno cambiando il modo di approcciarlo

Uno dei temi più discussi riguarda il rapporto tra giovani e vino.

Molti sostengono che le nuove generazioni non siano interessate.

Anche in questo caso la realtà è più articolata.

I Millennials rappresentano oggi il segmento che cresce maggiormente nelle richieste di esperienze enoturistiche.

Quasi il 70% delle aziende li indica come il gruppo più presente nelle visite e negli eventi dedicati al vino.

I giovani non rifiutano il vino.

Rifiutano alcuni modelli di comunicazione.

Per anni il settore ha parlato soprattutto agli addetti ai lavori: linguaggi complessi, tecnicismi, classificazioni eccessive.

Oggi i consumatori cercano invece:

  • autenticità
  • semplicità
  • esperienze
  • relazioni
  • emozioni

In questo contesto nasce il progetto sardo dedicato al Cannonau giovane, presentato al Congresso Nazionale Assoenologi come modello di dialogo con le nuove generazioni.

L’idea è semplice:

non modificare l’identità del vino, ma trovare nuovi linguaggi per raccontarlo.

I giovani continuano a bere.

Spesso bevono meno quantità ma cercano maggiore qualità.

Alternano vino, cocktail e bevande analcoliche.

Scelgono in modo più consapevole.

Si tratta di un cambiamento culturale, non di un abbandono del vino.

Le aziende che sapranno interpretare questa evoluzione avranno enormi opportunità nei prossimi anni.

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