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TREND DEL VINO – SETTIMANA 14–18 SETTEMBRE 2026

IL TREND DEL VINO – SETTIMANA 14–18 SETTEMBRE 2026

Meno volumi, maggiore selezione: il vino italiano entra in una fase in cui qualità, posizionamento e diversificazione diventano decisivi

Il quadro che emerge questa settimana dal mercato del vino è più articolato di quanto possa suggerire il semplice calo dei consumi.

L’export italiano rallenta, gli Stati Uniti restano sotto pressione e anche la GDO conferma una riduzione dei volumi. Allo stesso tempo, però, arrivano segnali interessanti dai vini premium, dalle bollicine, dal Prosecco e da alcuni mercati internazionali in crescita.

Il mercato non sta semplicemente comprando meno vino: sta diventando più selettivo.

Ed è probabilmente questo il dato più importante per capire dove sta andando il settore.

Export italiano: -6,2% nel primo semestre

Nei primi sei mesi del 2026 l’export italiano di vino ha superato 3,6 miliardi di euro, registrando un calo del 6,2% a valore e del 4% a volume rispetto allo stesso periodo del 2025.

Il prezzo medio delle esportazioni è diminuito del 2,3%.

Il dato resta negativo, ma mostra un parziale miglioramento rispetto ai primi mesi dell’anno.

A pesare maggiormente sono gli Stati Uniti, primo mercato estero per il vino italiano, con 849 milioni di euro e un -14,1%.

In difficoltà anche Germania (-6,8%) e Regno Unito (-6,6%).

Esistono però mercati in controtendenza: Cina +19,8%, Brasile +8,2% e Mercosur +18,4%.

Anche le tipologie di prodotto mostrano comportamenti diversi: gli spumanti tengono (+0,4%), mentre i vini fermi imbottigliati arretrano dell’8,9%.

Il messaggio per le aziende è chiaro: dipendere da pochi mercati, pochi importatori o un solo modello distributivo aumenta il rischio.

La diversificazione commerciale diventa quindi parte integrante della strategia aziendale.

Veneto primo esportatore, Piemonte in crescita

Il Veneto mantiene nettamente la leadership dell’export vinicolo italiano con circa 1,3 miliardi di euro, pur registrando un calo dell’8,4%.

Il Piemonte cresce del 2,4%, raggiungendo 566,9 milioni di euro e superando la Toscana, che registra 543,6 milioni e un arretramento del 7,4%.

Veneto, Piemonte e Toscana rappresentano insieme quasi il 67% del valore dell’export vinicolo italiano.

Tra le altre regioni emergono segnali positivi da Emilia-Romagna (+5,6%), Puglia (+6%) e Friuli-Venezia Giulia (+2,5%).

La fotografia territoriale conferma quindi un’Italia del vino che procede a velocità differenti.

Stati Uniti: il mercato soffre, ma premium e Prosecco reagiscono

Il dato americano merita una lettura più approfondita.

Se il mercato complessivo resta debole, il segmento di fascia superiore mostra una maggiore capacità di tenuta.

Secondo i dati SipSource riferiti a luglio 2026, negli ultimi tre mesi i volumi del vino sono diminuiti del 6,8% e il fatturato del 4,2%, ma le performance migliorano progressivamente salendo di prezzo.

Il segmento superiore ai 50 dollari registra una crescita del fatturato dello 0,9% negli ultimi dodici mesi.

Ancora più significativo il comportamento di alcune categorie negli ultimi tre mesi:

Champagne +14,7%, Prosecco +10,2%, Sauvignon Blanc +3,2%.

Anche il canale horeca appare più resistente: negli ultimi dodici mesi vino e spirits venduti nei locali hanno perso il 2,8% a volume, contro il -7,5% del retail.

Il mercato americano, quindi, non può essere letto soltanto attraverso il calo complessivo delle importazioni.

Esistono ancora consumatori disposti a spendere, ma cercano prodotti riconoscibili, esperienze e un valore percepito più elevato.

GDO: si beve meno, ma cambiano le scelte

Anche il mercato italiano conferma una trasformazione strutturale dei consumi.

Secondo il Rapporto Coop 2026, tra il 2019 e il 2026 le vendite di vino hanno perso il 9,7% a volume, mentre la categoria Champagne-spumante è cresciuta del 20,9%.

Il 42% degli italiani dichiara inoltre di voler ridurre il consumo di alcolici nei prossimi 12-18 mesi.

Ma riduzione dei volumi non significa scomparsa dell’interesse verso il vino.

Il consumo diventa più occasionale, più selettivo e maggiormente legato all’esperienza.

In GDO crescono i vini bianchi, i prodotti a bassa gradazione e i frizzanti destinati al consumo domestico.

Per le cantine il problema, quindi, non è soltanto quanto vino viene consumato, ma quale vino il consumatore continua a scegliere e per quale occasione.

Bollicine italiane: qualità e reputazione internazionale

Un segnale importante arriva anche dal Metodo Classico italiano.

Il Trentodoc ha conquistato 35 medaglie d’oro ai Champagne & Sparkling Wine World Championships 2026, confermandosi tra le denominazioni italiane più riconosciute a livello internazionale.

Ferrari Trento ha ottenuto 9 ori ed è stata nominata per il sesto anno consecutivo “Sparkling Wine Producer of the Year”.

Anche Franciacorta, Alto Adige, Prosecco DOC e Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG hanno ottenuto riconoscimenti.

Al di là delle medaglie, il dato interessante è strategico: le bollicine italiane continuano a costruire valore attraverso territorio, qualità, marca e riconoscibilità internazionale.

Diversificare significa costruire mercati, non semplicemente esportare

Le difficoltà degli Stati Uniti stanno accelerando una riflessione già iniziata da tempo.

Internazionalizzare non può più significare soltanto trovare un importatore e spedire bottiglie.

Le aziende devono distribuire il rischio tra Paesi, clienti e canali commerciali.

Accanto ai mercati consolidati diventano interessanti, con caratteristiche molto differenti, Cina, Giappone, Corea, India, Vietnam, Thailandia, Singapore, Canada, Nord Europa, Brasile e Mercosur.

Non tutti possono sostituire i volumi degli Stati Uniti, ma possono contribuire alla costruzione di un portafoglio commerciale più equilibrato.

Importatori, horeca, distribuzione, vendita diretta, degustazioni, enoturismo, community e comunicazione digitale devono essere considerati parti dello stesso sistema commerciale.

Il Regno Unito resta un mercato da presidiare con attenzione

Il Regno Unito, terzo mercato estero del vino italiano, ha acquistato nel primo semestre 2026 circa 345,5 milioni di euro di vino italiano, il 6,6% in meno rispetto al 2025.

Sul mercato pesano anche fiscalità e accise.

La Wine & Spirit Trade Association ha espresso forte preoccupazione per l’ipotesi di ulteriori aumenti delle imposte sugli alcolici, in un mercato dove i consumi sono già sotto pressione.

Per i produttori italiani significa confrontarsi non soltanto con la domanda, ma anche con prezzi finali, fiscalità e capacità di spesa del consumatore.

La pressione arriva anche dai costi agricoli

Il problema non riguarda soltanto la vendita.

Secondo i dati Eurostat riportati nel materiale analizzato, nel secondo trimestre 2026 i prezzi dell’output agricolo europeo sono diminuiti mediamente del 5,8%, mentre gli input agricoli non legati agli investimenti sono aumentati del 4,7%.

Energia e lubrificanti risultano in crescita del 22% e fertilizzanti e correttivi del terreno del 13,4%.

La combinazione è particolarmente delicata: prezzi di vendita sotto pressione e costi produttivi crescenti comprimono i margini.

Per le aziende agricole e vitivinicole efficienza, dimensione, controllo dei costi e capacità commerciale diventano quindi sempre più importanti.

Una trasformazione che viene da lontano

I dati Istat sul periodo 2006-2025 mostrano che il cambiamento del vino italiano non nasce nel 2026.

Nel 2006 l’Italia esportava 39,9 litri ogni 100 litri di vino prodotti. Nel 2025 la quota è salita a 44 litri.

Nello stesso periodo la produzione è passata da 49,6 a 47,8 milioni di ettolitri, mentre l’export è cresciuto da 18,8 a 21 milioni di ettolitri.

L’Italia produce quindi leggermente meno rispetto a vent’anni fa, ma una quota maggiore della produzione dipende dai mercati internazionali.

È un elemento strutturale che rende ancora più importante la solidità commerciale delle aziende.

Nella settimana dal 24 al 28 febbraio 2025, il settore vinicolo italiano ha evidenziato diverse tendenze significative, sia sul mercato interno che su quello internazionale.​

Trend del vino in Italia 55 2024

Giacenze in cantina al 31 gennaio 2025

Al 31 gennaio 2025, gli stabilimenti enologici italiani detenevano 57,5 milioni di ettolitri di vino, 5,1 milioni di ettolitri di mosti e 534.447 ettolitri di vino nuovo ancora in fermentazione (VNAIF). Rispetto al 31 gennaio 2024, si è registrato un calo delle giacenze per i vini (-1,8%) e per i mosti (-6,2%), mentre i VNAIF hanno mostrato un incremento significativo (+117,0%). Il 58,6% del vino era concentrato nelle regioni del Nord Italia, con il Veneto in posizione predominante. Inoltre, il 54,7% del vino detenuto era classificato come DOP, il 26,7% come IGP, l’1,2% come vini varietali e il 17,4% come altri vini. È interessante notare che 20 denominazioni su 526 contribuivano al 58,0% del totale delle giacenze.​

Performance dei vini pregiati negli indici Liv-ex

Nel gennaio 2025, i principali indici Liv-ex, la borsa dei vini pregiati, hanno registrato segni negativi. Tuttavia, l’Italy 100 ha mostrato una lieve crescita dello 0,6%, dimostrando una certa resilienza nel contesto di un mercato generalmente ribassista. I Super Tuscan sono stati tra i vini più scambiati, mentre le etichette del Piemonte hanno mostrato le migliori performance di prezzo rispetto al mese precedente. In particolare, l’attività di compravendita sull’Italy 100 a gennaio 2025 rispetto a dicembre 2024 è stata più vivace, con un aumento del 12,3% nel numero degli scambi, un incremento del 37% nel volume di vini scambiati e una crescita del 13,4% in valore. ​winenews.it

Esportazioni verso gli Stati Uniti e timori di dazi

Nell’ultimo bimestre del 2024, l’export di vino italiano verso gli Stati Uniti ha registrato una crescita del 20% in volume e del 21% in valore rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questo aumento è stato attribuito al timore di possibili dazi americani, che ha spinto gli importatori statunitensi ad anticipare gli ordini. Tuttavia, nei prossimi mesi potrebbe verificarsi una contrazione della domanda, indipendentemente dall’introduzione di nuove tariffe, a causa di una diminuzione dei consumi interni negli Stati Uniti, in calo del 7% per il secondo anno consecutivo, con l’Italia che ha registrato un -4,4%.​

Filosofia Slow Food nel settore enologico

La filosofia Slow Food, che promuove cibi e vini “buoni, puliti e giusti”, ha assunto un ruolo centrale nella duplice rassegna “Sana Food” e “Slow Wine Fair” tenutasi a Bologna dal 23 al 25 febbraio 2025. Il mercato dei prodotti biologici in Italia ha raggiunto un valore di oltre 5 miliardi di euro, con il settore del vino biologico che rappresenta l’8,5% dell’export vitivinicolo totale. In Italia, la superficie vitata biologica rappresenta ormai il 23% del vigneto nazionale, coinvolgendo quasi 30.000 operatori.​

Mercato statunitense e prospettive future

Il mercato statunitense continua a rappresentare una garanzia per i vini italiani, con le esportazioni verso gli USA che costituiscono il 29% del totale, per un valore di 939 milioni di euro nel primo semestre 2024. Tuttavia, i produttori italiani devono affrontare sfide legate a regolamentazioni variabili tra gli Stati, possibili dazi e cambiamenti nei gusti dei consumatori, in particolare tra i giovani che mostrano un minore interesse per il vino.​

Turismo enogastronomico in crescita

Il turismo enogastronomico in Italia ha visto una crescita significativa, con 14,5 milioni di potenziali turisti del gusto. Il vino è al primo posto tra i prodotti più ricercati, con il 38,1% delle preferenze, seguito dall’olio extravergine di oliva (24%), pizza (22%), pasta (15%) e formaggi (11%). Questo settore ha contribuito con oltre 40 miliardi di euro all’economia italiana nel 2023, di cui 9,2 miliardi diretti, 17,2 miliardi indiretti e 13,7 miliardi di indotto.​

Vendite nella Grande Distribuzione Organizzata (GDO)

Nel 2024, il mercato del vino italiano ha registrato una flessione nelle vendite in volume nella GDO, con 436,4 milioni di litri venduti, segnando un calo del 3,4% rispetto al 2023. Tuttavia, il valore complessivo delle vendite è rimasto stabile a 1,9 miliardi di euro, con un incremento dello 0,8%, attribuibile principalmente all’inflazione. I vini a Denominazione di Origine Controllata (DOC) e Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG) hanno registrato una leggera crescita dello 0,6% in valore, raggiungendo 1,05 miliardi di euro. I supermercati hanno continuato a dominare come principale canale di distribuzione del vino in Italia, rappresentando oltre il 73% delle vendite sia in volume che in valore.​

Dominio dei vini DOP e IGP

Il settore vinicolo italiano è caratterizzato da una predominanza di vini DOP e IGP, che rappresentano rispettivamente il 54,7% e il 26,7% delle giacenze totali. Le regioni del Nord Italia detengono il 58,6% delle gi

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